Guido Pagliarino

L’ira Dei Vilipesi


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      Guido Pagliarino

      L’Ira Dei Vilipesi

      Romanzo Storico

      E-book published by Tektime

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      Il copyright, © 2017, del corrispondente Libro cartaceo “L’Ira Dei Vilipesi” appartiene fin a scadenza contrattuale alla Genesi Editrice, via Nuoro 3, 10137 Torino, sito http://www.genesi.org/

      Le immagini di copertina dell’e-book Tektime e del relativo libro cartaceo Genesi Editrice sono realizzate elettronicamente dall'autore © Guido Pagliarino

      I personaggi, le vicende, i nomi di persone, enti e ditte e le loro sedi che compaiono nel romanzo, a parte le figure e gli avvenimenti che la Storia ricorda, sono immaginari; eventuali riferimenti alla realtà passata e presente sono casuali e del tutto involontari.

      Indice

        Capitolo 1

        Capitolo 2

        Capitolo 3

        Capitolo 4

        Capitolo 5

        Capitolo 6

        Capitolo 7

        Capitolo 8

        Capitolo 9

        Capitolo 10

        Capitolo 11

        Capitolo 12

        Capitolo 13

        Capitolo 14

        Capitolo 15

        Capitolo 16

        Capitolo 17

        Capitolo 18

        Capitolo 19

        Capitolo 20

        Capitolo 21

        Capitolo 22

        Capitolo 23

        Capitolo 24

      Guido Pagliarino

      L’Ira Dei Vilipesi

      Romanzo Storico

      Capitolo 1

      Era stato fermato dagli agenti d’una camionetta di ronda della Pubblica Sicurezza nella tarda serata del 26 settembre 1943, indiziato dell’uccisione d'una certa Rosa Demaggi, bionda ossigenata avvenente, sulla trentina, prostituta benestante e borsanerista al dettaglio: l'uomo, forte accento partenopeo, viso squadrato, corporatura robusta, non grassa, dimostrava una quarantina d’anni, era alto un metro e settantotto, statura sopra la media in quei tempi di diffusa malnutrizione, era calvo nelle aree frontale e temporale e sopra il capo, e attorno alla nuca esibiva una bassa semicorona di capelli bruni tenuti cortissimi con sfumatura alta. Indossava una salopette e una camicia in flanella, entrambe di colore turchino, e calzava leggeri guanti in lana color grigioverde.

      Presso la Buon Costume di Napoli era risaputo che Rosa Demaggi si prostituiva nel proprio domicilio, in piazzetta del Nilo, a uomini benestanti. Fino al 25 luglio aveva ceduto i propri favori anche a dirigenti fascisti e, dopo l’armistizio, caduta la città sotto il calcagno germanico, s’era concessa a ufficiali della Wehrmacht e della Gestapo. Per precedenti indagini svolte di concerto, si sapeva nelle sezioni Buoncostume e Illeciti Commerciali, questa creata dopo l’inizio del conflitto per combattere il mercato nero, che la Demaggi, fin dall’estate del '40, aveva chiesto a compenso, preferibilmente, generi alimentari, sigarette e liquori, per farne piccolo traffico a borsa nera; ed era noto ch’ella, ben presto, aveva allargato il giro con acquisti da grossisti legati alla camorra. Perciò le squadre di ronda avevano l’ordine di tenere d’occhio, con altre abitazioni, anche la sua; tuttavia con discrezione, a causa dei contatti erotici della Demaggi con ufficiali occupanti e considerando che, dopo il 25 luglio, quand’era stata sciolta l’OVRA1 e ne era stato aperto l’archivio segreto, s’era scoperto che la donna ne era stata una prezzolata confidente e aveva riferito notizie politiche sfuggite a clienti fra le lenzuola, gerarchi compresi; si supponeva dunque che, dopo l’armistizio e l’occupazione tedesca, ella avesse iniziato una vendita di notizie agli ufficiali della Gestapo coi quali s’accompagnava.

      Poco prima del fermo del sospettato, erano circa le 20 e 30 e non mancava che una mezz’ora al coprifuoco, transitando la camionetta della Polizia in piazzetta del Nilo, l’appuntato comandante aveva visto quell’individuo in abiti dimessi entrare senza suonare, per l’uscio lasciato accostato da qualcuno, nella casetta dove la donna viveva nell’unico appartamento al piano terra. Dando le spalle all’automezzo, l’uomo non s’era accorto del sopraggiungere della ronda. Superato l’ingresso, non aveva chiuso appieno la porta dietro di sé, ma l'aveva lasciata accostata. Il graduato aveva supposto che fosse implicato, come la Demaggi, nel mercato clandestino e avesse lasciato dischiuso per altri conniventi in arrivo: l’uscio non serrato rendeva improbabile trattarsi d’un cliente sessuale, senza contare l'abbigliamento da bassa manovalanza dell'uomo e le tariffe notoriamente elevate della prostituta. L’appuntato aveva ordinato al conducente di portarsi davanti alla casetta. Gli agenti erano scesi, a parte il guidatore, e s’erano introdotti nell’appartamento. L’individuo sospetto era stato sorpreso nell’ingresso, appena oltre l’uscio, in piedi accanto a Rosa Demaggi che, lamentandosi debolmente in stato di semi incoscienza, giaceva a terra con un ematoma insanguinato sulla nuca, conseguenza evidente d’un colpo contro una consolle, alla sinistra entrando, che presentava una macchia ematica. Rosa Demaggi era spirata pochi secondi dopo l’ingresso degli agenti. Ritenuto colpevole d’aver aggredito la donna, l’uomo in salopette era stato ammanettato. Il capo pattuglia gli aveva detto: “Ti sei introdotto con l’intenzione d’ucciderla e ti sono