Emilio Salgari

Le due tigri


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conseguenze.

      La valigia d’uno dei due bramini era caduta e nell’aprirsi era sfuggito un globo di sottilissimo cristallo che nell’interno conteneva dei fiori.

      Dall’urto fu spezzato e quei fiori si sparsero per lo scompartimento senza che i due bramini si curassero di raccoglierli.

      Vidi però che entrambi avevano subito estratto un fazzoletto, accostandoselo alla bocca e al naso come se il profumo di quei fiori, che era acutissimo, avesse dato loro noia.

      – Ah! – esclamò Sandokan, che s’interessava assai di quello strano racconto. – Continua, Kammamuri.

      – Che cosa successe poi? – disse il maharatto la cui voce era diventata tremante. – Io non ve lo saprei dire.

      Mi ricordo solo d’aver sentito la mia testa diventare a poco a poco pesante… poi piú nulla.

      Quando mi svegliai un profondo silenzio regnava attorno a me ed ero al buio. Il treno non correva piú, in lontananza udii invece un fischio prolungato.

      Balzai in piedi chiamando la nutrice e Darma e nessuno mi rispose. Credetti per un momento di essere diventato pazzo o di essere in preda a uno spaventevole sogno.

      Mi precipitai verso lo sportello: era chiuso.

      Completamente fuori di me, con un pugno sfondai il vetro tagliandomi la mano, aprii lo sportello e mi slanciai fuori.

      Il treno era fermo su un binario morto e non vi erano piú né macchinisti, né frenatori.

      In lontananza vidi però dei fanali che pareva illuminassero una stazione. Mi misi a correre gridando sempre:

      «Darma! Ketty! Aiuto! Le hanno rapite! I Thugs! I Thugs!»

      Venni fermato da alcuni policeman e da alcuni impiegati della stazione. Dapprima mi credettero pazzo tanta era la mia esaltazione e mi ci volle non meno di un’ora per persuaderli che il mio cervello era sano e narrare loro quanto mi era toccato.

      Io mi trovavo non già nella stazione di Chandernagor bensí in quella di Houghy, che è situata a una ventina di miglia piú al nord.

      Nessuno del personale si era accorto della mia presenza, quando il treno fu fermato nel binario morto, sicché ero rimasto nello scompartimento fino al mio risveglio.

      Dal policeman della stazione furono fatte pronte ricerche, che lí per lí non dettero risultato.

      Al mattino partii per Chandernagor per avvertire Tremal-Naik della scomparsa di Darma e della nutrice. Non era piú là e appresi dal suo amico che non aveva spedito al mio padrone alcun telegramma.

      Nemmeno quello da me ricevuto era stato mandato da Tremal-Naik.

      – Quanto sono astuti quei Thugs! – esclamò Yanez. – Chi avrebbe potuto architettare un piano cosí infernale?

      – Prosegui, Kammamuri, – disse Sandokan.

      Il maharatto si asciugò due lagrime, poi riprese con voce rotta:

      – Non riuscirei mai a descrivere il dolore del mio padrone, quando apprese la scomparsa della piccola Darma e della nutrice.

      Fu un vero miracolo se non impazzí.

      La polizia intanto continuava le sue indagini, unitamente a quella francese di Chandernagor, per scoprire i rapitori della bambina e di Ketty.

      Fu cosí constatato che quei due dispacci erano stati spediti da un indiano, che prima di allora non era mai stato veduto dagli impiegati dell’ufficio telegrafico di Chandernagor e che parlava malissimo il francese. Poi che i due bramini che erano saliti con me, eran scesi alla stazione ferroviaria di quella città sorreggendo una donna che pareva fosse stata colpita da un grave malore e portando in braccio una bambina bionda.

      Il giorno seguente la nutrice era stata trovata morta in mezzo a un bosco di banani, con un fazzoletto di seta nera stretto al collo.

      I Thugs l’avevano strangolata!

      – Miserabili! – esclamò Yanez, stringendo i pugni.

      – Ciò però non prova che siano stati i Thugs di Suyodhana a rapire la piccola Darma, – osservò Sandokan. – Possono essere stati dei banditi volgari che…

      – No, signore, – disse il maharatto, interrompendolo. – Sono i Thugs di Suyodhana che hanno fatto il colpo perché una settimana dopo il mio padrone trovò nella sua stanza una freccia, che doveva essere stata scagliata dalla strada, la cui punta era formata da un piccolo serpente colla testa di donna, l’emblema dei settari della mostruosa Kalí.

      – Ah! – esclamò Sandokan, aggrottando la fronte.

      – E non è tutto, – prosegui Kammamuri. – Un mattino trovammo sulla porta della nostra abitazione un foglietto di carta con sopra dipinto l’emblema dei Thugs, sormontato da due pugnali incrociati fra un S.

      – La firma di Suyodhana? – chiese Yanez.

      – Sí, – rispose il maharatto.

      – La polizia inglese non ha scoperto nulla?

      – Ha proseguite le indagini per qualche settimana ancora, poi lasciò morire la cosa. Sembra che non desideri troppo imbarazzarsi coi Thugs.

      – Non ha fatto ricerche nelle Sunderbunds? – chiese Sandokan.

      – Si è rifiutata, col pretesto che non poteva disporre di uomini per organizzare una spedizione abbastanza forte per assicurare un buon successo.

      – Non ha piú soldati dunque il governo del Bengala? – chiese Sandokan.

      – Il governo anglo-indiano in questo momento è troppo occupato per pensare ai Thugs. L’insurrezione si allarga sempre piú, e minaccia di travolgere tutti i possedimenti inglesi dell’India.

      – Ah! Vi è stata un’insurrezione in India? – chiese Yanez.

      – E diventa di giorno in giorno piú terribile, signore. I reggimenti dei cipayes si sono rivoltati in piú luoghi, a Merut, a Delhi, a Lucknow, a Cawnpore e dopo d’aver fucilato i loro ufficiali accorrono sotto le bandiere di Tantia Topi e della bella e coraggiosa Rani.

      – Ebbene, – disse Sandokan, alzandosi e facendo un giro attorno alla tavola con una certa agitazione, – giacché né la polizia, né il governo del Bengala possono occuparsi dei Thugs in questo momento, ci penseremo noi, è vero, Yanez?

      Abbiamo cinquanta uomini, cinquanta pirati, scelti fra i piú valorosi di Mompracem, che non temono né i Thugs, né Kalí, armi di buona portata, una nave che può sfidare anche le cannoniere inglesi e dei milioni da gettar via.

      Con tuttociò si può sfidare la potenza dei Thugs e dare a quel mostro di Suyodhana un colpo mortale.

      La Tigre dell’India alle prese con la Tigre della Malesia! Ci sarà da divertirsi.

      Vuotò il bicchiere colmo di quel delizioso liquore, stette un momento immobile cogli occhi fissi sul fondo della tazza, poi, girando bruscamente su se stesso e guardando il maharatto, chiese:

      – Tremal-Naik crede che i Thugs siano tornati nei loro misteriosi sotterranei di Rajmangal?

      – Ne ha la convinzione, – rispose Kammamuri.

      – Dunque la piccola Darma deve essere stata condotta là?

      – Certo, signor Sandokan.

      – Tu conosci Rajmangal?

      – E anche i sotterranei. Vi dissi già che rimasi per sei mesi prigioniero dei Thugs.

      – Sí, me ne ricordo. Sono vasti quei sotterranei?

      – Immensi, signore, e si estendono sotto tutta l’isola.

      – Sotto mi hai detto! Ecco una bella occasione per affogare là dentro tutte quelle canaglie.

      – E la piccola Darma?

      – Li affogheremo piú tardi, quando saremo riusciti a strappare a loro la piccola, mio bravo Kammamuri.

      – Da quale parte si discende in quei sotterranei?.

      – Da